domenica 21 settembre 2008

COSI FU UCCISO IL BANDITO GIULIANO ricerca a cura di VICTOR DI MARIA
























































































"Così fu ucciso a casa mia il re di Montelepre"

Tratto da un articolo di LINO BUSCEMI

Il risentimento dei segugi della prima ora per essere stati esclusi dall´atto finale e i ricordi di coloro che furono i primi a vedere la salma.

A Castelvetrano, all'alba del 5 luglio 1950, il cadavere di Salvatore Giuliano, crivellato di colpi nella notte appena passata, dopo un'accurata preparazione, fu mostrato a giornalisti, fotografi e curiosi. La foto che lo ritrae bocconi, con la canottiera intrisa di sangue fra una pistola, un mitra, uno zaino, alcuni ufficiali dei carabinieri e il procuratore generale Emanuele Pili, nel cortile della casa dell'avvocato Gregorio Di Maria (e non De Maria, come erroneamente si legge nella maggior parte dei testi in circolazione sulla morte del bandito di Montelepre), ha fatto il giro del mondo e da sola suggella la fine di un importante pezzo di storia del dopoguerra siciliano e l'inizio di una intrigata vicenda dai contorni oscuri e mai del tutto chiariti. La prima versione ufficiale costruita a tamburo battente per i giornalisti fu che Giuliano cadde nel corso di un conflitto a fuoco con una squadriglia dei carabinieri diretti dal Capitano Antonio Perenze.
Il colonnello Ugo Luca, numero uno del Comando Forze Repressione Banditismo in Sicilia (Cfrb), l'avallò senza tentennamenti.

Alle 6 di quello stesso 5 luglio fece trasmettere un dispaccio al ministro dell'interno Mario Scelba e al comando generale dell'Arma a Roma: «Da Castelvetrano colonnello Luca segnala che ore 3,30 oggi dopo inseguimento centro abitato et conflitto a fuoco sostenuto da squadriglie del Cfrb rimaneva ucciso il bandito Giuliano. Nessuna perdita parte nostra. Cadavere piantonato disposizione autorità giudiziaria…».

Naturalmente il governo, soddisfatto dall'eccellente risultato, diffuse l'informazione e la difese strenuamente, in Parlamento e fuori, considerandola l'unica verità. Nel corso del Consiglio dei ministri, riunitosi poche ore dopo l'arrivo della lieta notizia, i ministri si alzarono e battendo le mani scandirono: «Viva Luca, promuoviamolo generale subito ».
Passata l'euforia, cominciarono a insinuarsi i dubbi. È un susseguirsi di voci che prendono corpo a Castelvetrano e arrivano ai piani alti dei palazzi. Diversi particolari non quadravano, soprattutto perché a primo acchito contraddicevano il racconto di chi quella notte, nella via Mannone a pochi passi da casa Di Maria, vide e udì una fragorosa sparatoria.

A storcere per primi il naso, su quella che poi verrà definita una "sceneggiata" ben orchestrata, furono proprio due carabinieri "scontenti": il colonnello Giacinto Paolantonio e il maresciallo Giovanni Lo Bianco. I due dopo un anno di lavoro, gomito a gomito, proprio nella fase conclusiva della vicenda Giuliano, all'improvviso furono scaricati da Luca, che non li informò della cattura imminente. Anzi, alla chetichella, la sera del 4 luglio si fa accompagnare di corsa a Camporeale, a un tiro di schioppo del teatro delle "operazioni".Evidentemente nella testa di Luca covava da tempo l'idea — come sostiene Lo Bianco — «di attribuirsi in partenza tutto il merito dell'eliminazione di Giuliano per avere la certezza della sua promozione.

Oppure, cosa forse più attendibile, per assecondare Gaspare Pisciotta che gli avrebbe imposto tale decisione intuendo che noi (io e Paolantonio) avremmo potuto ostacolare il suo piano che era quello di non consegnarci il suo capo bandito vivo».

Quasi di malavoglia ma con rabbia, Paolantonio, di propria iniziativa, raggiunse la mattina del 5 luglio Castelvetrano e lì, vecchia volpe, intuì che le cose, probabilmente, andarono diversamente di come volevano far credere Perenze e Luca.

Egli, che conosceva bene Giuliano e anche la sua vanità, non si capacitava, alla vista del cadavere, di alcune cose: come era vestito, l'assenza nel polso destro dell'inseparabile orologio d'oro, la strana canottiera insanguinata, ma soprattutto le ferite sotto l'ascella destra che apparivano non recenti.

Paolantonio avrà anche raccolto qualche confidenza e si sarà fatta una precisa opinione che la sera stessa svelò al maresciallo Lo Bianco.
L'inseparabile duo giunse a delle conclusioni che ritenne di portare subito a conoscenza di un eminente uomo politico siciliano, il quale, notoriamente, nutriva nei confronti del ministro Scelba la stessa simpatia che il limone ha per il bicarbonato.

Scrive Lo Bianco nel suo resoconto inedito della fine di Giuliano ("Il carabiniere e il bandito", edizione Mursia):

«Qualche giorno dopo il col. Paolantonio si recò dall'allora Presidente della Regione, Franco Restivo... al quale aveva esposto tutto dettagliatamente. Fu così che il parlamentare ritenne di informare della vicenda il suo amico dottor Renzo Trionfera, redattore romano del settimanale L'Europeo, che inviò subito a Castelvetrano il giornalista Tommaso Besozzi».

Tale circostanza è confermata dal giornalista Aurelio Bruno e dall'avvocato Emanuele Limuti nel loro libro "Spie a Palermo" (edizione Lussografica), i quali parlano di uno scoop «pilotato dall'alto e che contribuì a fare esplodere lo scandalo, invece di soffocarlo».

Besozzi raggiunse il luogo del delitto, incontrò diverse persone.

Infine per il numero 29 del suo settimanale scrisse il memorabile pezzo dal significativo titolo "Di sicuro c'è solo che è morto. Un segreto nella fine di Giuliano".

Una vera e propria inchiesta con la quale, punto per punto, Besozzi contestò la versione ufficiale dei carabinieri e dimostrando che nel cortile Di Maria fu organizzata una pacchiana messa in scena.

C'erano molti particolari che alimentavano i dubbi: alcune ferite nel corpo di Giuliano, specie quella sotto l'ascella destra — sono parole di Besozzi — sembravano tumefatte come se risalissero a qualche tempo prima; altre erano a contorni nitidi e apparivano più fresche.

Due o tre pallottole lo avevano raggiunto al fianco e avevano prodotto quei fori grandi a contorni irregolari tipici dei colpi sparati a bruciapelo; altre erano entrate nella carne lasciando un forellino minuscolo perfettamente rotondo. Il tessuto della canottiera appariva intriso di sangue dal fianco alla metà della schiena, e sotto quella grossa macchia (aveva oltre due palmi di diametro) non c'erano ferite.

Concluse che era logico pensare che il corpo del bandito anziché bocconi fosse rimasto per qualche tempo in posizione supina, perché tutto quel sangue doveva essere sgorgato dalle ferite sotto l'ascella e certamente era sceso, non poteva essere andato in su.

Insomma per Besozzi Giuliano è stato ucciso altrove (da chi?) e non dai carabinieri.

Che il giornalista avesse colto nel segno lo testimonia l'"avvocaticchio" Di Maria (un arzillo quasi centenario residente ancora a Castelvetrano e che certamente si porterà nella tomba i tanti segreti sulla reale fine di Turiddu) il quale telefonò allarmato a Perenze dicendo: «Cosa posso fare? Sono rovinato! Avevate detto che tutto sarebbe filato liscio a casa mia. E invece…».

Il Perenze lo convinse a sporgere querela contro "L'Europeo" invitandolo a non parlare con nessuno.

Come finì la querela non si è mai saputo.
Anche l'inviato de "L'Unità" Maurizio Ferrara (padre di Giuliano) quel 9 luglio 1950, scrisse un lungo articolo dal titolo "Come fu ucciso Giuliano?

Il racconto del cap. Perenze smentito dai fatti". Una serie di riflessioni, interrogativi e tanti dubbi. È, tuttavia, un'altra penna de "L'Europeo", Nicola Adelfi, che completa "l'opera" di Besozzi Sul numero 30 del settimanale, Adelfi scrive un lungo articolo che non si presta ad equivoci già nel titolo: "La verità sulla morte di Salvatore Giuliano. Lo uccise nel sonno Pisciotta".Nell'estate 2007 chi scrive (insieme allo studioso Giuseppe Maniglia che filmò tutto), intervistò l'avvocato Di Maria su quel che accadde quella calda notte nella sua abitazione.

«A mezzanotte e mezza del 5 luglio — affermò papale papale il Di Maria — arrivò Gaspare Pisciotta e alle tre e mezza o giù di lì uccise Giuliano.

Dormivo nella stanza vicina a quella del mio ospite: ho visto i lampi e ho sentito due spari. Pisciotta scappò passandomi davanti al letto.

Mi alzai e vidi Giuliano morto riverso sul letto.

Mentre cercavo di pensare cosa fare, bussarono alla porta con insistenza.

Era Perenze con due carabinieri.

Presero il cadavere, lo vestirono alla meglio e lo portarono giù nel cortile.

Poco prima mi intimarono di non muovermi. Dopo alcuni secondi di silenzio, sentii ripetuti colpi di mitra».

Qualche anno fa, Franco Grasso rivelò (vedi il volume edito da Kalós "Le radici del presente" e alcune interviste rilasciate a Tano Gullo di "Repubblica") che anche lui avvertì, in quanto presente quel 5 luglio del 1950 a Castelvetrano, il giornalista Tommaso Besozzi dell'imbroglio di cortile Di Maria. Gli disse testualmente, dopo avere incontrato all'obitorio il medico legale Ideale Del Carpio: «Fai attenzione. Non credere una parola di quel che ti diranno Luca e Perenze. Giuliano è stato ucciso a tradimento nel sonno. Hai tutto il tempo per accertarlo, prima che esca il tuo settimanale ».
Sappiamo come finì: non successe nulla.

Il Potere si chiuse a riccio e nessuno pagò.

Anzi furono tutti promossi: Luca divenne generale di brigata; Perenze maggiore e poi colonnello; Paolantonio fu nominato comandante dei vigili urbani di Palermo; per l'eccellenza Pili (al momento dei fatti il più alto magistrato del distretto che non disdegnò di incontrare, alcuni mesi prima, il latitante Giuliano), dopo la pensione, gli riservarono un posto di riguardo presso l'ufficio legale della Regione.


Dal racconto di Lino Buscemi

(06 luglio 2008)


giovedì 4 settembre 2008

IL PD, FRANCESCHINI E IL FUTURO DI BERLUSCONI di VICTOR DI MARIA


''Il Congresso e' una perdita di tempo'':cosi' il vice segretario del Pd Franceschini respinge al mittente la richiesta degli ulivisti. Dal palco della Festa del Pd spiega: 'nessuno contesta la leadership di Veltroni ne' la linea politica, quindi il congresso anticipato e' una perdita di tempo. Veltroni ha ricevuto il mandato a costruire un partito nuovo e questo richiede degli anni'.E a D'Alema che li sollecita a darsi una mossa: 'dirigenti e migliaia di militanti se la sono data da mesi'.
Questa notizia diffusa dall'Ansa ripropone la questione della rappresentatività democratica di chi, a capo di un partito, si sente legittimato a parlare in nome e per conto della gente che in quel partito si è riconosciuta.
Ciò che è stato prima delle elezioni non è più, caro Onorevole Franceschini. Il PD, piaccia o non piaccia, ha perso le elezioni e chi ha condotto lo stesso partito è uscito totalmente deleggittimato da un voto che ha bocciato quella proposta.
Ma a lei, Onorevole, interessa mantenere una posizione di leader all'interno di quel partito, a prescindere. Sono convinto che se la sua idea rappresenta l'idea della maggioranza dei dirigenti di questo partito, bè, il Cavaliere Berluscono avrà vita difficile. Difficilmente riuscirà a mettersi in pensione.
Victor Di Maria

lunedì 4 agosto 2008

PIU' CHE MAI ATTUALE


"La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia."


Johann Christoph Friedrich von Schiller

giovedì 24 luglio 2008

CENTRALI NUCLEARI SUPER SICURE







L'Ansa riporta la notizia di un altro incidente occorso ad una delle centrali nucleari francesi. Ma la cosa che lascia stupiti è il rassicurante tono espresso nell'articolo. Ci sono 91 operai contaminati.






Eppure parecchi commentatori italiani, esperti, politici ci hanno garantito, anzi assicurato, che l'unica via praticabile per produrre energie a basso costo è quella proveniente dalle centrali nucleari. E ci stanno quasi convincendo che esse sono "super sicure". Non dovremmo avere paura.






Riporto integralmente la notizia tratta dall'Ansa:






"Ancora una fuga radioattiva in Francia, la terza in due settimane, stavolta con sirene che suonano, evacuazione e 100 contaminati che si sono visti fuoriuscire da un tubo che era nella centrale numero 4 - sempre a Tricastin - polvere arricchita di cobalto 58.






Come negli altri casi, le autorita' francesi minimizzano. Stavolta, anzi, le autorita' della sicurezza nucleare - sentiti i responsabili di Edf, che gestiscono il sito che si trova a 200 chilometri dal confine italiano - hanno classificato l'incidente a livello 'zero' della scala che va fino a sette. Mentre due settimane fa, la fuga di uranio dalla tubatura di Tricastin e il successivo incidente di giovedi' scorso nella centrale di Romans-sur-Isere, non lontano, erano stati entrambi classificati di livello 1. Contrariamente alla procedura, pero', l'autorita' di sicurezza nucleare pubblichera' domani un ''parere'' sull'incidente, e cio' e' insolito rispetto alla norma: l'Authority diffonde i ''pareri'' soltanto a partire da incidenti di livello 1.






Gli operai sono ''lievemente'' contaminati e per Alain Peckre, direttore della centrale, si e' trattato di ''un episodio senza gravita'''. Tutto e' cominciato alle 9:30 di questa mattina, quando un gruppo di dipendenti che partecipava alla manutenzione del reattore 4 ha aperto un tubo all'interno dell'impianto ed e' ''uscita polvere radioattiva'', secondo quanto riferito dallo stesso Peckre. Immediatamente sono scattati gli allarmi e la conseguente evacuazione del sito, poi i dipendenti coinvolti, un centinaio, sono stati accompagnati in infermeria dopo che e' scattata - per 97 di loro - la campanella che segnala la contaminazione. I 91 che si sono rivelati positivi agli esami, lo sarebbero stati a causa di ''radioelementi 40 volte inferiori al limite annuale previsto'', stando alla responsabile della comunicazione della centrale, Stephanie Biabaut.






E' anche scattata subito un'inchiesta interna per stabilire le cause di questo nuovo incidente, che contribuisce ad aumentare i timori dell'opinione pubblica. Secondo fonti dell'Authority di sicurezza nucleare, a far propendere per la procedura eccezionale, il ''parere'' che sara' emanato domani, e' stato anche il contesto generale, proprio in riferimento alla ripetizione degli incidenti. E' infatti da non sottovalutare che si tratta del secondo episodio in pochi giorni a EDF-Tricastin, dove lavorano 1.200 persone e 550 distaccati in un'area di 600 ettari a cavallo fra la Vaucluse e la Drome, la maggiore concentrazione di imprese dell'industria nucleare francese.






Dopo l'incidente della notte fra il 7 e 8 luglio sul sito, il ministro dell'Ecologia, Jean-Louis Borloo, aveva annunciato di voler procedere ad una verifica di tutte le nappe freatiche situate nei pressi delle centrali nucleari francesi, nel timore che le acque possano aver subito una contaminazione."






VICTOR DI MARIA

martedì 22 luglio 2008

"MORTI BIANCHE" tratto dal sito di BEPPE GRILLO











Vi consiglio di non leggere il libro: "Morti Bianche". E’ un libro pericoloso.








Le testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre, figlio, fratello. Se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo chiedergli di accompagnarli, per proteggerli.





Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro.





Non siamo nel Medio Evo, siamo nel Nuovo Evo Italiano. In un punto del tempo e dello spazio dove se un rumeno stupra una donna il Paese si indigna, ma se muoiono cinque operai al massimo, e comunque per poche ore, il Paese si rattrista. Una lacrima scende dal Palco delle Autorità. Il nostro Evo Moderno non nasce dal nulla, ha un’origine chiara, solare: il lucro. La morte di un uomo è un rischio di impresa. Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti, le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più, dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo necessario. Gli studi legali della società contro l’avvocato della vedova o della madre. Dovrebbe essere lo Stato a tutelare legalmente le famiglie dei caduti. Se la morte di un dipendente costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe quasi nessuno. E’ l’economia della morte. Se vale poco, si può rischiare. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo dell’autoregolazione del mercato. La mancanza di regole. La classifica del sangue. Un militare ferito in Afghanistan merita la prima pagina del giornale. Tre morti sul lavoro un riquadro in quindicesima pagina.



La legge Maroni (fatta quando lui era ministro del Lavoro),detta 30, detta Biagi ha una grande responsabilità nelle morti bianche. Un precario è un candidato naturale a morire sul lavoro. I motivi sono due. Il primo è che non può lamentarsi per le condizioni in cui si trova, sarebbe subito licenziato. Un sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp ha dichiarato che gli estintori erano vuoti, i turni massacranti, ma non si poteva dire se si voleva conservare il proprio lavoro.


Chi ha una famiglia pensa ai figli, china la testa e spera che non tocchi a lui. Il secondo motivo è che un precario non ha tempo per essere istruito, formato. E’ assunto per pochi mesi o anche per qualche settimana. Non è economico investire su qualcuno che è di passaggio.Molte morti bianche avvengono nei primi giorni di lavoro, tra i precari, tra gli extracomunitari assunti in sub-sub-appalto al cui vertice della catena ci sono le amministrazioni pubbliche.
“Morti Bianche” è il seguito di “Schiavi Moderni”, un libro che descriveva lo sfruttamento totale delle persone, ma le lasciava in vita. “Schiavi Moderni” era, a suo modo, un libro ottimista. La sera, con pochi euro, senza pensione, senza un’idea del futuro, si tornava comunque a casa con le proprie gambe. Forse anche “Morti Bianche” è un libro ottimista. Il proprietario della Umbria Olii, dove sono morte quattro persone sul lavoro in un’esplosione, ha citato le loro famiglie per 35 milioni di euro per i danni causati allo stabilimento. E’ la nuova via del capitalismo italiano, assistito dallo Stato e supportato dai sindacati. I dipendenti li sfrutti, li uccidi e chiedi il risarcimento. Del lavoratore, come del maiale, non si butta via niente.

MARCO TRAVAGLIO IN PASSAPAROLA

MARCO TRAVAGLIO IN PASSAPAROLA
Buongiorno a tutti. Intanto, buone vacanze: oggi è l'ultimo appuntamento di Passaparola prima di un periodo di ferie che durerà fino al primo settembre, quando ci rivedremo per fare il punto su questa estate che, nel frattempo, ci avrà regalato altre vergogne. Abbiamo alle viste, domani, il lodo dell'impunità; abbiamo già annunciata per settembre una super riforma talmente super che dovrà impedire addirittura l'arresto di presidenti di Regione che prendano le tangenti. Sarà veramente una cosa poderosa. Per fortuna, dopo le volgarità e le trivialità di Piazza Navona, è tornata l'eleganza: ieri Lord Brummel, al secolo Umberto Bossi, ha dato un grande segno di civiltà e di civismo, proprio, inneggiando all'Inno nazionale con il dito sollevato. Poi gli hanno pure bocciato il figlio alla maturità, quindi è colpa dei professori terroni, ma adesso facciamo eleggere i giudici e i professori in Padania, così finalmente promuoveranno il somarello.

Purtroppo siamo costretti ancora a parlare di giustizia perché, insomma, domani siamo a una violenza che non avevamo mai subito: una legge che renderà quattro persone immuni da qualsiasi conseguenza per gli eventuali reati che commetteranno. Quella che Beppe Grillo, a cui facciamo gli auguri perché credo oggi compia sessant'anni, chiama "La banda dei quattro".

Interessa partire da un articolo del Corriere della Sera dell'ambasciatore Sergio Romano che, visto che ha fatto l'ambasciatore dovrebbe essere uno che ha girato il mondo. Si vede che l'ha girato ma non si è accorto di nulla perché ci spiega che c'è un problema in tutto il mondo ed è l'invadenza della magistratura. La magistratura che invade, che si impiccia. Dice: "Chiedete ad Aznar, Chirac, Kohl, Bush, Kissinger, Olmert, o - se fosse in grado di rispondervi - Sharon che cosa pensino dei loro magistrati o di quelli che cercano di incriminarli di fronte al tribunale di un altro Paese. Vi diranno, privatamente, risposte non troppo diverse dalle parole con cui Berlusconi ha polemizzato in questi anni con la magistratura italiana". Perché c'è una guerra della giustizia contro la politica.

Ecco, può darsi che queste persone in privato dicano delle cosacce sui magistrati, il fatto è che non le dicono mai in pubblico e soprattutto, quando hanno un processo, lo subiscono, a volte si dimettono, mai attaccano i loro giudici e mai cambiano le leggi per immunizzarsi dal loro processo. La differenza è questa ma l'ambasciatore Romano non la coglie, è troppo raffinato nel suo modo di ragionare per accorgersi di questa banalissima differenza. Tant'è che un altro personaggio che ha girato il mondo, ma a differenza di Romano lo ha capito, e cioè Furio Colombo, ieri scriveva: "Nella campagna elettorale degli Stati Uniti, espressioni come 'guerra fra politica e giustizia' - insomma le stupidaggini che scrivono i Panebianco, i Sergio Romano, gli Ostellino, i Galli Della Loggia, i Pierluigi Battisti, il plotone anti toghe del Corriere della Sera - sono intraducibili. Sul New York Times non si riuscirebbe nemmeno a tradurli in lingua inglese." Infatti i due candidati dei grandi partiti americani che si fronteggiano alle elezioni non hanno alcuna posizione sulla giustizia, salvo le garanzie e i diritti umani e civili di tutti i cittadini.

"Non l'hanno e non devono averla perché tutto è già stabilito dalla Costituzione americana e, inoltre, perché i candidati delle elezioni americane sono in corsa per ottenere il potere esecutivo, non il potere giudiziario.

Quando il presidente e la signora Clinton sono finiti sotto inchiesta per bancarotta - su una piccola proprietà dell'Arkansas gestita insieme con soci infidi - l'America non si è fermata un istante. Non c'è stato alcun convegno. Il Presidente ha fatto la spola tra la Casa Bianca e il Gran Giurì - l'organo istruttorio dove doveva essere interrogato - e ci è anche andato di corsa - altrimenti sarebbe scattato l'impeachment, se avesse ritardato l'audizione davanti ai magistrati - e alla fine si è ben guardato dal denunciare persecuzioni". Eppure il procuratore che lo aveva convocato era Kenneth Starr, un esponente del partito Repubblicano a lui avverso. "Quando i Clinton sono poi stati assolti, nessuno ha parlato di teorema svuotato come una bolla di sapone - come dice il portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, a proposito dei processi di Berlusconi che tra l'altro non si sono mai svuotati come bolle di sapone - hanno semplicemente detto - i Clinton - 'è finita bene'". Hanno ricominciato e sono stati poi sottoposti ad altre sette inchieste.

Allora, io e tre colleghi, Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Lillo, abbiamo preparato questo libretto che esce oggi che si chiama "Bavaglio" e che presentiamo questa sera. Ve lo dico perché i giornali, purtroppo, hanno nascosto la nostra presentazione, quindi fa parte del nostro stile di passare parola: se qualcuno vuole sentir parlare di queste cose, stasera lo presentiamo a Milano alla Camera del Lavoro in Corso di Porta Vittoria 43 davanti al Tribunale. Perché ve lo cito? Perché vi voglio dare una piccola anticipazione.

Noi ci siamo andati a studiare i sistemi stranieri perché quello che sta succedendo in Italia è talmente grave da richiedere un surplus di menzogna rispetto a quelle che ci vengono somministrate quotidianamente. Quindi ci stanno martellando sul fatto che in tutto il mondo c'è l'emergenza della guerra della magistratura contro la politica, e all'estero i politici si mettono al riparo perché in tutto il mondo - ci dicono - ci sono il Lodo Alfano, il Lodo Schifani. Naturalmente, se voi passate qualunque frontiera e chiedete del Lodo Alfano e del Lodo Schifani vi guardano stupiti perché non sanno, per fortuna loro, chi siano questi soggetti. In ogni caso, non sanno proprio di che si sta parlando, nel senso che non c'è Paese al mondo che conosca sistema di immunità che ci stanno per regalare a rate, prima per le quattro cariche - per le faccende urgenti - poi per tutti gli altri parlamentari come si vuole prevedere per la ripresa autunnale. Cominciamo a vedere alcuni flash tratti dal libro. Il Parlamento Europeo dovrebbe essere il nostro punto di riferimento: al Parlamento Europeo c'è una norma, approvata l'anno scorso, una brutta norma che prevede che il Parlamento possa chiedere di sospendere qualche procedimento a carico di un europarlamentare.

Questo non significa, però, che i processi ai parlamentari si bloccano autonomamente: deve intervenire il Parlamento per bloccarne uno. E quando lo può bloccare? Lo può bloccare, spiega il socialista tedesco Rothley che ha fatto da relatore a questa norma, quando ci siano, dietro l'indagine sul parlamentare, azioni repressive arbitrarie e ostacoli frapposti dal potere esecutivo sul libero esercizio del mandato elettivo. Cosa vuol dire? Che se c'è una magistratura collegata a un governo che vuole perseguitare un oppositore, allora il Parlamento Europeo lo deve proteggere. Questo per quali Paesi vale? Vale per quei Paesi in cui la magistratura è il braccio operativo del governo, le procure sono dipendenti dal ministro della giustizia e quindi può capitare che qualche giudice particolarmente servile e zelante voglia addirittura colpire qualcuno soltanto perché si oppone al governo a cui lui è legato e nel quale vuole, magari, fare carriera. Non è il nostro caso, perché noi siamo l'unico Paese al mondo che può vantare, e mai lo fa a sufficienza, una magistratura che non è collegata al governo. Tant'è che qui sono spessissimo membri del governo che chiedono protezione contro le indagini fatte dalla magistratura. Quindi accusano la magistratura di essere troppo indipendente dal governo, il sogno di tutti gli altri Paesi democratici. L'immunità europea col sistema italiano non c'entra e mai potrà capitare che un governo usi un magistrato per colpire un oppositore perché, per fortuna, in Italia i governi non possono dare ordini alla magistratura. Il fatto che poi ci sia qualche magistrato che fa dei favori ai governi è un altro paio di maniche, ma non c'è nessun nesso fra le due cose.

Tant'è che il Parlamento Europeo ha addirittura autorizzato l'arresto di un suo membro, Bernard Tapie vecchio presidente dell'Olimpique Marsiglia, europarlamentare, era amico di Mitterrand, fu condannato a due anni per tasse non pagate per trenta miliardi di vecchie lire. L'europarlamento gli ha tolto l'immunità e lui è andato in carcere. Hanno autorizzato l'arresto di un membro del Parlamento Europeo. Perché? Perché erano delitti comuni, mica delitti di opinione: era evasione fiscale... Jean Marie Le Pen e Mario Borghezio hanno avuto dei processi, il Parlamento li ha immediatamente revocato l'immunità autorizzando i processi. Ed è addirittura, nel '99, crollata la Commissione Europea. Arrivò Prodi alla presidenza della Commissione Europea al posto della Commissione Santer, crollata per uno scandalo. Cos'era successo? Che la commissaria francese Edith Cresson, una delle ministre europee di quel periodo, era stata incriminata dai giudici belgi per un fatto veramente orrendo: aveva assunto come consulente della Commissione Europea un dentista suo amico. Una cosa che da noi sarebbe normale, lì ha provocato uno scandalo enorme, un'indagine della magistratura belga, il crollo della Commissione Europa - cioè del governo dell'Europa. Si sono dimenticati di fare come si farebbe in Italia: una norma per mettere al riparo la Commissione Europea. Il governo europeo è stato affondato da un'indagine della magistratura belga. Vediamo un po' cosa succede in alcuni Paesi europei - non tutti, gli altri dettagli li troverete nel "Bavaglio". La Francia: dal '95 non c'è più l'autorizzazione a procedere per indagare sui parlamentari, un po' come da noi dal '93. A parte le loro opinioni: in quasi tutti i Paesi d'Europa il Parlamentare non può essere processato per le sue opinioni se sono collegate con la carica. Se uno va in giro a insultare la gente, quelle non sono opinioni; ma per le opinioni espresse in Parlamento o collegate all'attività parlamentare e per i voti che uno da in qualità di parlamentare non può essere incriminato e questo è giusto. A parte questo, in Francia il parlamentare è un cittadino come un altro. Non c'è più l'autorizzazione a procedere, tant'è che hanno condannato, processato, arrestato ministri ed ex ministri.

Perché ministri? Perché in Francia i ministri non possono essere parlamentari. Devi scegliere: o fai il deputato o fai il ministro. Anche il premier. Anche il primo ministro francese non può essere un parlamentare, quindi non ha nemmeno l'immunità dall'arresto - mentre il parlamentare, almeno per arrestarlo, ci vuole l'autorizzazione del Parlamento, come in Italia.

Il ministro può essere arrestato in qualunque momento, anche il primo ministro. Figuratevi, il primo ministro in Francia ha ancora meno immunità rispetto ai parlamentari: il contrario dell'Italia da domani, quando il primo ministro avrà immunità assoluta anche su indagini e sui processi già iniziati. Ci sono precedenti illustrissimi, addirittura di Roland Dumas coinvolto nello scandalo ELF che si dovette dimettere da presidente dell'assemblea Costituzionale - un po' la nostra Corte Costituzionale - e che col lodo Schifani, fosse stato in Italia, sarebbe stato immune e, invece, in Francia fu incriminato. Si dimise da Presidente dell'Assemblea Costituzionale e al processo fu assolto, ma invece di andare a fare il pianto greco per la persecuzione, il teorema ecc. si ritirò dalla vita politica. L'unico tutelato è il Capo dello Stato, come sappiamo in base a un'interpretazione anche un po' cervellotica, il che ha consentito a Chirac di non avere il processo durante la sua presidenza, ma appena uscito.

Infatti è sotto processo, tra l'altro per una sciocchezzuola, per aver fatto assumere, quando era sindaco di Parigi, alcuni impiegati che in realtà erano attivisti del suo partito. In pratica li pagava il comune ma lavoravano per il partito. Una cosa che accade in Italia comunemente, con sindacalisti e portaborse di politici. Spagna: spesso si sente dire "in Spagna c'è un sistema interessante di immunità". Non c'è nessun sistema di immunità, salvo il fatto che il parlamentare può essere perseguibile in qualunque momento e allo stesso modo un ministro per i suoi reati ma, al momento di rinviarli a giudizio, il magistrato deve chiedere il permesso al Parlamento. Parlo dei deputati, non dei ministri, che non sempre sono deputati.

Il Parlamento come risponde quando chiedono l'okay per il rinvio a giudizio? Risponde regolarmente di sì: in trent'anni di democrazia spagnola non c'è mai stato un solo caso in cui le Cortes abbiano negato il rinvio a giudizio di un proprio membro. Salvo un caso: c'era un ex magistrato che poi è entrato in politica che, per errore, quando era giudice, aveva diffuso ai giornali la foto del fratello di un latitante al posto della foto del latitante vero. Per questo errore materiale lo volevano processare e per questo lo hanno protetto. Altrimenti mai è accaduto che le Cortes proteggessero un proprio membro da una richiesta della magistratura. I membri del governo possono essere chiamati a rispondere dei loro reati in qualunque momento. Se vengono processati, devono essere processati dalla Corte Suprema, come se fosse la nostra Corte di Cassazione, cioè da un giudice togato, come tutti gli altri. Portogallo: il parlamentare è sempre processabile per i suoi reati se questi sono tali da superare una pena di tre anni. Per quelli minori ci vuole il consenso del Parlamento che non lo nega quasi mai. Di fatto, anche lì, tutti i parlamentari sono perseguibili. Idem per quanto riguarda i ministri che possono addirittura essere arrestati se colti in flagrante o se sospettati di reati con pena superiore ai tre anni. Solo il Presidente della Repubblica ha un'immunità temporanea e viene processato alla fine del mandato, come in Francia. Gran Bretagna: tutti i parlamentari e i ministri vengono trattati esattamente come gli altri cittadini, in cause civili e in cause penali. Lo stesso non vale soltanto per la Regina, l'unica immune. Pensate che l'astro nascente del partito conservatore nel 2001, che si chiama Jonathan Hedkin ed era stato appena ministro nel governo Major, finì addirittura in galera per sei mesi per spergiuro e ostruzione alla giustizia. Aveva fatto quello che i nostri fanno nei ritagli di tempo: aveva mentito su un conto di albergo. Sei mesi di galera, stroncata definitivamente la carriera. Nessuna immunità di nessun genere, quindi lì il problema è la corruzione, non la magistratura o le forze di Polizia. Germania: nessuna protezione per il premier e i suoi ministri. C'è, anche lì come in Spagna e come in Spagna viene sempre concessa, l'autorizzazione a procedere del Parlamento per processare gli eletti. C'è però anche una prassi che stabilisce che all'inizio della legislatura autorizza ex-post, preventivamente, tutte le richieste che verranno dalla magistratura. Quindi prima ancora di iniziare l'attività parlamentare già si fa sapere alla magistratura che tutte le richieste che verranno fatte per indagare i propri membri, il Parlamento le accetta una volta per tutte in via preventiva. Tant'è che, addirittura, i parlamentari e i ministri temono di finire in galera, cosa che in Italia non potrebbe mai accadere perché il Parlamento respinge sempre. Lo dimostra il fatto che, nel 2003, si è suicidato un deputato liberale, Jurgen Molleman, che temeva, dopo aver subito una perquisizione - pensate hanno perquisito un parlamentare - che lo arrestassero, quindi si è suicidato. Ed era indagato per evasione fiscale, mica per mafia o corruzione di giudici o di testimoni. In Belgio l'autorizzazione a procedere è stata abrogata nel '97 quindi non c'è più. In Olanda non c'è nessuna autorizzazione a procedere e, anzi, i ministri non essendo parlamentari possono essere perseguiti persino per le loro opinioni e possono essere arrestati per i loro reati. In Svezia, anche: i parlamentari e i ministri possono finire in galera purché il reato superi la pena di due anni, quindi per quasi tutti i reati seri. Infine, negli Stati Uniti come abbiamo visto non c'è nessuna immunità di nessun genere, né per i parlamentari né addirittura per l'uomo più potente della Terra, il Presidente, che può essere indagato sia per cose fatte prima sia fatte durante.

Vorrei concludere con un Paese che sta diventando veramente un faro di legalità e di eguaglianza dal quale prima o poi dovremo prendere lezioni anche noi: l'Albania. Nella Costituzione albanese, me l'ha mandata un amico, all'articolo 72 si legge: "Il mandato del deputato termina o è invalido..." e c'è una serie di casi in cui il parlamentare decade dal suo mandato. A, B, C, D, E... assenze, indennità varie, conflitti di interesse - ci sono persino i conflitti di interesse, puniti in Albania! - e alla lettera F si dice che il deputato decade dal mandato "quando è condannato da una sentenza di una Corte di ultima istanza per aver commesso un reato". Ohibò! Il deputato che viene condannato definitivamente, vuol dire intanto che non c'è nessuna immunità, se no come lo condannano. Secondo, la condanna del deputato lo fa decadere all'istante dal suo mandato. In Albania. Speriamo che gli albanesi vengano presto a civilizzarci e a spiegarci l'articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ci vediamo, per chi vuole, stasera alla presentazione di "Bavaglio" alla Camera del Lavoro di Milano in Corso di Porta Vittoria 43, noi con Passaparola ci vediamo lunedì primo settembre. Buone vacanze ancora, però durante queste vacanze non rimanete con le mani in mano e continuate a passare parola!

lunedì 21 luglio 2008

GARANTE CONTRO 4 BANCHE PER IL MAX SCOPERTO DI VICTOR DI MARIA




L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato quattro distinti procedimenti nei confronti di Bnl, Intesa San Paolo, Mps e Unicredit Banca di Roma, per verificare le modalità di applicazione della commissione di massimo scoperto nei confronti della clientela. I procedimenti - si legge in una nota - sono finalizzati ad accertare se ''i consumatori siano stati informati, in maniera chiara ed esaustiva, sulle modalità di calcolo e sulla natura della commissione di massimo scoperto''.

Le istruttorie sono state avviate in base alle competenze sulle pratiche commerciali scorrette, affidate all'Antitrust dal Codice del Consumo. All'assemblea dell'Abi, il presidente dell'associazione di Palazzo Altieri, Corrado Faissola, aveva invitato il sistema bancario ad abbandonare la commissione di massimo scoperto, rispondendo in modo positivo alle sollecitazioni del Governatore Draghi.

''La commissione di massimo scoperto, nata nella prima metà del secolo scorso, ha in parte perso la capacità di esprimere una chiara remunerazione per la messa a disposizione di risorse finanziarie. Si impone un suo ripensamento", ha affermato, aggiungendo che "occorre una soluzione che valorizzi la trasparenza e la competitività del mercato: è necessario creare le condizioni per soddisfare queste esigenze".

Victor Di Maria

sabato 19 luglio 2008

LETTERA DI PADRE ALEX ZANOTELLI, LE ECO-BALLE E I PERICOLI AMBIENTALI - di VICTOR DI MARIA






Pubblico volentieri la lettera di Padre Alex Zanotelli inviata a Beppe Grillo:

"Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest’estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12:
“ Solo falsità l’uno all’altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia.”

Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli , non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori.Sono convinto che Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema che ci sommerge tutti.Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l’11% del mondo consuma l’88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
E’ stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent’anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici.Infatti esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante “La Taverna” di Villaricca”, di sversare i rifiuti tossici in Campania.Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici “bombardano” oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie.
Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto.
A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari.Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti,scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di “ecoballe”, che di eco non hanno proprio nulla : sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono nè incenerire, né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate “Taverna del re “.
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro.Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico -lo dico con rabbia- ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze:una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell’inceneritore di Acerra, l’altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all’Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che “trasformano la merda in oro -come dice Guido Viale- Quanto più merda, tanto più oro!”.
Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno! E’ chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. ”Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso”qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani ...
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all’inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell’ordine,è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo.Abbiamo distribuito alla stampa i volantini :”Lutto cittadino.La democrazia è morta ad Acerra.Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso.” Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha “subito” per costruire l’inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo).Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l’ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti.Quella italiana sarà quasi certamente la A2A ( la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l’acqua di Napoli.Che vergogna! E’ la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock! Lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!)...
Non abbandonateci. E’ questione di vita o di morte per tutti. E’ con tanta rabbia che ve lo scrivo.Resistiamo!".Padre Alex Zanotelli, Napoli, 12 luglio 2008

ASSENTEISMO DI CASTA di VICTOR DI MARIA




Il SOLE 24 ORE ha pubblicato un'interessante ricerca che mette in evidenza il quadro dei migliori parlamentari di questa legislatura dal punto di vista della presenza ai lavori. Di contro emergono i dati di quelli più assenteisti.

Ma diamo uno sguardo alle cifre:

I più presenti

CAMERA

1° zunino massimo ulivo 4691 100,0
2° marchi maino ulivo 4667 99,5
3° fluvi alberto ulivo 4661 99,3
4° fasciani giuseppina ulivo 4661 99,3
5° gambescia paolo ulivo 4658 99,2
6° crisci nicola ulivo 4656 99,2
7° ventura michele ulivo 4653 99,2
8° suppa rosa ulivo 4652 99,1
9° di girolamo leopoldo ulivo 4645 99,0
10° strizzolo ivano ulivo 4641 98,9
11° pettinari luciano ulivo 4638 98,8
12° pedulli giuliano ulivo 4633 98,7
13° baiamonte giacomo forza italia 4632 98,7
14° fontana cinzia maria ulivo 4632 98,7
15° fasolino gaetano forza italia 4631 98,7
16° garofani francesco saverio ulivo 4625 98,5
17° laratta francesco ulivo 4624 98,5
18° fogliardi giampaolo ulivo 4616 98,4
19° bellanova teresa ulivo 4614 98,3
20° burchiellaro gianfranco ulivo 4612 98,3

SENATO

1° ladu salvatore margherita 1634 99,7
2° galardi guido ds 1632 99,6
3° pignedoli leana ds 1631 99,5
4° pegorer carlo ds 1630 99,5
5° rossa sabina ds 1630 99,5
6° de simone andrea ds 1629 99,4
7° scarpetti lido ds 1629 99,4
8° soliani albertina margherita 1629 99,4
9° fuda pietro lista consumatori 1629 99,4
10° bellini giovanni ds 1628 99,3
11° boccia antonio margherita 1628 99,3
12° mongiello colomba ds 1627 99,3
13° rossi paolo margherita 1627 99,3
14° barbolini giuliano ds 1626 99,2
15° livi bacci massimo ds 1626 99,2
16° pecoraro scanio marco insieme con l'unione 1625 99,1
17° enriques federico ds 1624 99,1
18° mercatali vidmer ds 1623 99,0
19° roilo giorgio ds 1622 99,0
20° negri magda ds 1622 99,0

I PIU' ASSENTI

CAMERA

1° berlusconi silvio forza italia 4623 98,5
2° verdini denis forza italia 4402 93,8
3° pezzella antonio an 4339 92,5
4° giordano francesco prc 4232 90,2
5° cicchitto fabrizio forza italia 4218 89,9
6° fassino piero ulivo 4178 89,0
7° bondi sandro forza italia 4106 87,5
8° boselli enrico rosa nel pugno 4058 86,5
9° siliquini maria grazia an 3874 82,5
10° de luca vincenzo ulivo 3731 79,5
11° chiaromonte franca ulivo 3183 67,8
12° capezzone daniele rosa nel pugno 3171 67,6
13° sircana silvio emilio ulivo 3013 64,2
14° conti riccardo udc 3009 64,1
15° drago giuseppe udc 2987 63,5
16° merlo ricardo antonio ass.ital.sud america 2959 63,0
17° castiello giuseppina an 2864 61,0
18° angeli giuseppe per italia nel mondo 2751 58,6
19° pottino marco lega nord 2710 57,8
20° cirino pomicino paolo dc e p.soc.nuovo psi 2674 57,0

SENATO

1° dell'utri marcello forza italia 673 41,1
2° ghedini niccolo' forza italia 634 38,7
3° buccico emilio nicola an 617 37,6
4° pittelli giancarlo forza italia 593 36,2
5° nania domenico an 585 35,7
6° selva gustavo an 565 34,5
7° de gregorio sergio italia dei valori 538 32,8
8° baccini mario udc 535 32,6
9° divella francesco an 529 32,3
10° pera marcello forza italia 527 32,1
11° barba vincenzo forza italia 523 32,0
12° schifani renato forza italia 520 32,0
13° pallaro luigi misto 519 32,0
14° lunardi pietro forza italia 510 31,0
15° de angelis marcello an 497 30,3
16° rotondi gianfranco forza italia 497 30,0
17° mannino calogero udc 484 30,0
18° pisanu giuseppe forza italia 483 29,0
19° baldassarri mario an 482 29,0
20° mantica alfredo an 479 29,0

Confidiamo nell'azione del Ministro Brunetta che saprà, anche qui, colpire gli assenteisti.

Victor Di Maria

venerdì 18 luglio 2008

LA QUESTIONE MERIDIONALE DEL 2008 di VICTOR DI MARIA




Ma è mai possibile discutere di "Questione Meridionale" nell'anno del Signore 2008 ? Sembra un racconto degli anni '70 quando al centro della discussione politica la "questione meridionale" occupava il dibattito politico come la emergenza da risolvere.

Sono passati 40 anni e tutto è esattamente come prima. Anzi, i fandamentali dell'economia indicano, addirittura, un peggioramento.

Arretra l'economia del Mezzogiorno, che perde terreno anche nei confronti del resto del Paese. Lo rileva il rapporto Svimez 2008. Il Sud per il 6/o anno consecutivo segna una crescita piu' bassa rispetto al centro-nord (0,7% contro l'1,7%). Gli investimenti rallentano e i consumi sono stagnanti, con la spesa delle famiglie a +0,8%, contro l'1,5% degli altri italiani. Inoltre il 51% delle famiglie monoreddito sono a rischio poverta', e nel 2007 l'occupazione e' stata a crescita zero.

L'unica cosa da fare, allo stato dei fatti, dopo tutte le leggi agevolative legate alle varie misure, sviluppo del mezzogiorno, legge 488, Agenda 2000 ect, è prendere i libri contabili del mezzogiorno e portarli al Tribunali e chiedere lo Stato di Dissesto.

Ma su questo argomento ritorneremo con un approfondimento più concreto.

Dott. Victor Di Maria

WWW.FISCONLINE.COM

martedì 15 luglio 2008

VICTOR DI MARIA: MODESTO L'INCASSATO RISPETTO ALL'ACCERTATO


Ci sono più entrate nelle casse del Fisco, ma la maggior parte dei soldi restano ancora non riscossi. E' l'allarme lanciato dalla Corte dei Conti, che nel capitolo del "Giudizio del rendiconto generale dello Stato 2007" dedicato all'attività di riscossione dello Stato, rivela come solo il 7,37% dell'evasione scoperta e iscritta a ruolo per essere richiesta riesce poi effettivamente ad essere recuperata. Non vengono riscosse dunque oltre il 92% delle somme iscritte al ruolo. I giudici amministrativi ammettono che un passo avanti è stato fatto: nel 2006, infatti, le imposte recuperate sono state solo il 4,38% del totale di quelle contestate.

SARDEGNA: PERLA DEL MEDITERRANEO E LA COLATA DI CEMENTO


300.000 (trecentomila) metri cubi di cemento si stanno per abbattere sulla Maddalena, perla della Sardegna.
Soru non sembra approntare nessuna resistenza.


E il tutto avverrà con la fattiva partecipazione della Protezione Civile e di Mister Bertolaso in prima linea.
Ecco qui il mostro:

http://tinyurl.com/5ca5a8

http://tinyurl.com/65k6wd


Sapete a che serve? Al vertice del G8 del 2009.


Credo che sia urgente una presa di posizione da parte della Regione Sardegna per fermare questo oltraggio ulteriore alla bellezza straordinaria di questa isola, perla del mediterraneo.

Victor Di Maria

venerdì 11 luglio 2008

SALVACONDOTTO APPROVATO



Finalmente il salvacondotto è stato approvato. Le più alte cariche dello Stato possono stare tranquille, non potranno essere perseguite per ipotesi di reato.

E giustizia è fatta. La Legge è sovrana.

Una Legge fatta da chi si autoprotegge. Ma la legge è legge. Tutti i cittadini devono osservarla. Tutti siamo uguali davanti alla legge.

Il dovere ed il potere. C'è chi ha solo il dovere, e c'è invece una categoria di persone, elette dal POPOLO, pagate dal POPOLO che hanno il potere, lo esercitano.

Oggi abbiamo assistito ad delle pagine più torbide della storia parlamentare italiana.

Ho sentito anche gli interventi della cosiddetta opposizione. L'on. D'Alema sembra ormai un marziano. L'On.Barbato un dissociato. Siamo proprio alla frutta.

Non ci resta che fare finta di essere servili. W LO STATO, W IL GOVERNO, W IL PREMIER.



Victor Di Maria

www.fisconline.com

lunedì 7 luglio 2008

OGM IL MASSIMO DEL MINIMO


Uno studio dell'Università di Barcellona ha dimostrato che nell'Europa mediterranea la coesistenza fra coltivazioni OGM e colture biologiche e' impossibile. Il Presidente di FederBio l'organizzazione unitaria dell'agricoltura biologica italiana, ha dichiarato: "Nella regione dell'Aragona dal 2004 al 2007 la coltivazione del mais biologico e' calata del 75% a causa dell'impossibilita' di certificare il prodotto per la contaminazione derivante dalla coltivazione in pieno campo di mais BT geneticamente modificato, che in quella regione ha raggiunto nel tempo oltre il 40% delle superficie coltivata a mais".

Fabrizia Pratesi di EQUIVITA ha inviato ad alcuni esponenti del governo, tra cui Luca Zaia, ministro per le politiche agricole, una lettera sugli OGM.

Luca Zaia a suo tempo ha dichiarato: "Siamo favorevoli all'avvio della sperimentazione in maniera molto coerente e coscienti del fatto che l'80% dei cittadini in Italia e' contrario agli OGM. Pero' a loro vanno date delle spiegazioni".
Vorrei da Zaia una risposta alle argomentazioni di EQUIVITA e dell'Università di Barcellona. La sua risposta sarà pubblicata sul blog. La Lega che dice di ascoltare il popolo e, come ammette, lo stesso Zaia sa che è all'80% contrario, per mille buoni motivi, all'OGM, vuole lo stesso sperimentare. Perchè? Per diritto divino? Su suggerimento dello psiconano? I semi si disperdono nel vento, è sufficiente sperimentare per diffondere in modo irreversibile l'OGM e il suo carico di denaro per le multinazionali.

"Vorremmo contribuire alla Vostra riflessione sugli Ogm con alcune spiegazioni che non vengono quasi mai riportate dai media. Siamo convinti che saprete dare loro il giusto peso.

La caratteristica principale e unica delle sementi modificate è di essere coperte da brevetto. Dovrebbe far riflettere chiunque il fatto che gli Ogm furono varati negli USA (1980), e poi in Europa (1998), insieme ad incredibili nuove leggi brevettuali che, per la prima volta nella storia, consentivano di privatizzare il “bene comune” più prezioso: la materia vivente del pianeta.
Da quel momento è bastato introdurre un gene estraneo in una pianta perché l’intera pianta diventasse proprietà privata, come fosse un’invenzione umana e non un elemento della natura.
Scriveva The Guardian nell’ottobre del ’97: “Con rapidità sorprendente un gruppetto di imprese sta cercando di prendere il controllo di produzione e commercializzazione della merce più importante del mondo: il cibo”.
Negli ultimi venti anni il binomio modifica genetica e brevetto (i cui diritti si riscuotono ad ogni ciclo riproduttivo o risemina) è stato per le aziende biotech, insieme all’acquisto delle aziende sementiere, non strumento di maggiore benessere per agricoltori o cittadini, ma strumento di una guerra economica, sotterranea e di conquista, o, se vogliamo, di una nuova forma di colonizzazione a cui siamo tutti esposti.

Ciò spiega perché ogni strategia sia stata usata per imporci il cibo transgenico:
- nonostante gli Ogm abbiano fino ad oggi tradito tutte le promesse su produttività, sostenibilità, capacità di “sfamare il mondo”
- nonostante si siano rivelati assai dannosi per l’ambiente, la salute, la sovranità alimentare che sola garantisce la sicurezza alimentare, la libertà di scelta alimentare, la biodiversità e la tutela dei diritti umani
- nonostante siano stati quasi sempre catastrofici per l’economia dei paesi poveri (vedi Argentina e India)
- nonostante siano una minaccia per i paesi che come il nostro puntano sui prodotti di qualità
- nonostante si siano rivelati un cattivo investimento anche per i paesi produttori.
Charles Benbrook, già direttore Agricoltura della “Academy of Science” statunitense, ha spiegato in occasione di un convegno a Roma alla Camera dei Deputati, il 18/05/03, che gli studi fatti su 8.200 siti sperimentali universitari degli USA dimostrano che gli Ogm non producono di più, ma dal 7 al 10% in meno, mentre inquinano 4 volte di più. Oggi l’imponente studio di Friends of the Earth, “Who benefits from GM crops: the rise in pesticide use” conferma questi dati e li peggiora (l’uso del glifosato, sostanza cancerogena, è aumentato in USA di 15 volte in 11 anni). Il direttore della Soil Association britannica, P. Melchett, dice “i prodotti con i quali le compagnie biotech dicono di poter “sfamare il mondo” non hanno mai recato un aumento di produzione complessivo, ma al contrario una riduzione”.
Certi che terrete nel dovuto conto questi argomenti inviamo i nostri più cordiali saluti." Per il Comitato Scientifico EQUIVITA Fabrizia Pratesi De Ferrariis

Victor Di Maria

sabato 5 luglio 2008

ANALISI SULL'INDEBITAMENTO DELLE AZIENDE ITALIANE


All'indomani della decisione della Bce di alzare i tassi di Eurolandia al 4,25%, per le imprese è allarme debiti. Nel 2007, secondo un'analisi effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sui dati di Banca d'Italia, l'esposizione verso il sistema bancario si attesta intorno ai 779 miliardi di euro. Dal 2000 al 2007 i finanziamenti concessi alle imprese, considerando il complesso dei crediti rilevati da via Nazionale, sono aumentati del 72,4% (48,6% in termini reali al netto degli effetti inflazionistici) con un incremento notevole nell'ultimo anno (+10,6%).

Il dato appare ancora più allarmante per lo stato di salute dell'economia del Paese se si pensa che più delle metà dei finanziamenti concessi al 2007 dal sistema creditizio viene elargito proprio alle imprese (50,6%), una cifra pari a circa il 51% del Prodotto interno lordo Italiano.L'analisi della propensione media agli investimenti evidenzia, invece, una maggiore concentrazione di massa creditizia per impresa nelle province di Milano (414,1 mila euro), Roma (306,3 mila), Brescia (272,1 mila) e Parma (254,7 mila) dove le aziende risultano maggiormente strutturate.

L'analisi per singole realtà locali evidenzia come, tra il 2000 e il 2007, siano state soprattutto le imprese del Centro Italia ad aver richiesto maggiori finanziamenti al sistema creditizio (+79,7%), seguite da quelle localizzate nel Nord-est della penisola (+79,1%). A livello territoriale sono le aziende localizzate nella provincia di Rimini (+158,4%) a primeggiare in questa particolare classifica, seguita dalle imprese ubicate a Grosseto (+124,8%), Siena (+121,3%), Pescara (+119,5%) e Ragusa (+118,2%). Sono invece le imprese del Nord-Ovest e del meridione d'Italia ad ottenere minori finanziamenti registrando in alcuni casi delle performance negative (Torino -15,1 e Siracusa -1,4%).

Quanto ai flussi degli investimenti le imprese italiane chiedono gran parte dei finanziamenti in campo edile o delle costruzioni, e in effetti negli ultimi anni il settore immobiliare ha conosciuto una forte espansione mentre ora è in decisa frenata per effetto del credit crunch seguito alla crisi dei mutui ipotecari subprime americani. Viene destinato, infatti, a questo segmento produttivo, l'edilizia appunto, in media il 46,4% degli impieghi totali concessi. Il 24,4% invece si riferisce ad investimenti di tipo strettamente immobiliare; in questo caso le risorse vengono utilizzate o per l'acquisto degli spazi dove realizzare la produzione o la gestione, ovvero per mero interesse speculativo. Infine, quote inferiori vengono destinate all'acquisto di attrezzature e mezzi di trasporto (17,2%) o ad investimenti di tipo finanziario (12%).

«Con l'aumento del tasso di sconto da parte della Bce per le imprese italiane si prospetta una stagione molto difficile. A queste condizioni - affermano i ricercatori di Obiettivo Credito del Centro Studi Sintesi - il rischio di insolvenza si fa più elevato. Questo non solo a causa dei maggiori tassi di interesse che renderanno maggiormente oneroso il costo del debito pregresso e l'accesso a nuovo credito, ma soprattutto a causa del calo generalizzato dei consumi delle famiglie e dell'aumento delle materie prime che comporteranno ad una contrazione dei profitti aziendali se non a delle vere e proprie perdite». E con il petrolio in viaggio verso i 200 dollari al barile c'è da scommettere che il percorso sarà via via più accidentato.

Victor Di Maria

giovedì 3 luglio 2008

TELECOM: DIRIGENTI PREMIATI DIPENDENTI LICENZIATI


Ho prelevato dal sito di Beppe Grillo la lettera di licenziamento che un dipendente della Telecom ha trasmesso e che altri 5.000 riceveranno o hanno già ricevuto.

La lettera è veramente un distillato di "BUROCRATESE AZIENDALISTICO" squallido che nella sostanza significa però: "gentile amico, sei licenziato".

Telecom spiega in tre punti le motivazioni del licenziamento:

1. “sul versante tecnologico, dalla semplificazione dei processi produttivi che ha inciso sui profili tecnici e sulle funzioni di supporto specialistico, nonché sulle attività di provisioning di rete e servizi, con conseguente necessità di razionalizzazione delle strutture di indirizzo e governo e di quelle territoriali”

2. “per le strutture di mercato, dalla ricomposizione delle attività e delle responsabilità delle mansioni intervenuta nelle funzioni aziendali (quali, ad esempio, il pre e il post sales e la programmazione commerciale), dalla rilevante riduzione delle redditività nell’ambito dei business più tradizionali, dalla progressiva defocalizzazione delle attività di out bound e della semplificazione dei processi di back end”

3. “per le funzioni di Staff, dalle esigenze di razionalizzazione della struttura aziendale connesse al completamento di fusione societaria e organizzativa di Telecom Italia S.p.A. e di TIM S.p.A., nonché all’integrazione delle Staff centrali e di ex Opertions e Corporate”

Beppe Grillo scrive sul suo sito: "L’ex dipendente Telecom potrà quindi spiegare ai suoi figli che è stato licenziato per “progressiva defocalizzazione delle attività di out bound e della semplificazione dei processi di back end” o, in alternativa, per “la semplificazione dei processi produttivi che ha inciso sulle attività di provisioning di rete e servizi”.

La Telecom, fiore all'occhiello di un Italia che non c'è più. Distrutta in pochi anni, liquidata in piccole dosi, e i suoi dirigenti premiati con buonuscite d'oro che basterebbero da sole per pagare anni di stipendi a poveri nostri connazionali che da domani si troveranno in mezzo ad una strada.

W L'Italia.

Victor Di Maria

domenica 29 giugno 2008

TECNICHE DI MARKETING APPLICATE ALLA POLITICA

Il marketing politico-elettorale nasce come naturale evoluzione delle tecniche di comunicazione utilizzate nelle campagne elettorali moderne, come strumento necessario per confezionare flussi comunicativi che raggiungano efficacemente l’elettore, presentandogli nel migliore dei modi un’offerta politica.

E’facile comprendere come la materia derivi direttamente dal marketing commerciale, fatte salve le ovvie differenze dovute ai differenti “prodotti” che le due discipline hanno ad oggetto.

L’elettore diventa soggetto in funzione del quale sono prodotti i flussi di comunicazione e stabilite le strategie di marketing politico-elettorale.


Iil filo conduttore è quello della comunicazione e del marketing politico, ciòè quello che i due schieramenti hanno fatto (o non fatto) per vincere la battaglia mediale ed ai motivi che hanno spinto i due schieramenti a compiere determinate scelte comunicazionali.

La scelta operata dallo schieramento di centro destra + lega è stata quella di puntare ad utilizzare un linguaggio in grado di penetrare immediatamente la soglia di percezione dell'elettore su interessi pragmatici, poco dottrinali e sociologici, più pratici.

La sicurezza fatta diventare poi azione contro gli immigrati come i maggiori responsabili della mancanza di sicurezza, la lotta al malessere economico fatta diventare come "protesta anti-Prodi" e quindi anti Veltroni per il livello di pressione fiscale raggiunto, la questione dei "Comunisti" che in una Italia senza memoria è stata fatta passare come la "Scelta" di chi non vuole problemi economici e statalismi e di chi vuole uno stato libero da lacci e laccioli, uno Stato più leggero, più snello, con meno controlli e più facilità di fare "business".

Questa tecnica di marketing raccoglie l'attenzione e, per quanto hanno dimostrasto i risultati elettoriali, il consenso della maggioranza degli italiani.

Una parte consistente degli italiani si sono convinti che il "bene" sta da una parte scarsamente ideologizzata, e il "male" dall'altra parte, parte che incorpora ed eredita il "DNA" dello statalismo e del "Comunismo".

Chi ha vinto ha fatto un capolavoro sul piano del "far percepire" una realtà che poco ha a che fare con i veri motivi dei malesseri dello Stato e deli italiani medisimi.

E l'applicazione delle tecniche di marketing mediatico da parte di chi ha vinto continua in modo scientifico. Una prima fase è stata caratterizzata da un atteggiamento da dottor Jekyll. Necessario per saldare e congiungere il linguaggio "guerraiolo" dell'ultima fase della campagna elettorale con la primissima della fase istituzionale.

Adesso la tecnica prevede lo sfruttamento della migliore fase dell'indice di "gradimento" dell'azione di Governo da parte del "Pubblico" italiano per far passare tutte le leggi che, diversamente, in una fase di calo sarebbe difficle senza provocare l'inevitabile protesta anche "piazzoiola".

Quale è il compito dell'opposizone ?

L'unica che effettivamente viene percepita come tale è quella di "Antonio Di Pietro". L'altra sembra invece un "sceneggiata" che rende ancora più complessa la situazione generale.

La cosa migliore sarebbe quella di meditare. Il rischio della perdita di sostanza della democrazia impone a tutti l'assunzione di uno spirito più attento, meno "partitico", più serio.

Il pericolo è far diventare questa nostra Italia come un grande "supermarket" dove i migliori prodotti sono quelli meglio confezionati, al di là del loro contenuto.

www.fisconline.com

venerdì 20 giugno 2008

il cannocchiale

il cannocchiale

Partiamo da capo

La meraviglia delle meraviglie. Il principale esponente dell'opposizione ha esternato. Ha dichiarato che non ci sarebbero più le condizioni per continuare il dialogo tra maggioranza e opposizione.
In tutta sincerità gli osservatori anche meno acuti avevano già avuto l'impressione che la cosiddetta "Luna di Miele" tra maggioranza e opposizione, anzi tra Berlusconi e Veltroni, aveva una ragione poco plausibile per essere giustificata o ritenuta logica. La nostra paura è semmai, caro signor Veltroni, che Lei contnui questo sceneggiato di far finta di far opposizione, tanto, stia tranquillo, Silvio Berlusconi non farà mai finta di governare, governerà l'Italia, i suoi interessi e quelli di chi gli fa la corte.
Libero pensiero

lunedì 9 giugno 2008

UNA POLITICA ENERGETICA EUROPEA

Un politica energetica europea

Ma è possibile pensare ad un Europa con una propria strategia di politica energetica ?

L’Europa nasce come una comunità che prima di essere politica è stata pensata per essere un’istituzione atta a realizzare politiche economiche e di mercato. Via via la struttura istituzionale è andata a determinare una responsabilità politica su alcuni temi preliminarmente concordati tra gli stati aderenti.

I governi degli Stati membri dell’Unione europea dirigono le economie nazionali attenendosi a principi di politica economica stabiliti in ambito comunitario. Essi hanno concordato di coordinare le loro politiche al fine di garantire una crescita stabile utile alla creazione di nuovi posti di lavoro e per realizzare un’economia competitiva in tutta l’Unione, che salvaguardasse il modello sociale europeo e al tempo stesso tutelasse l’ambiente.

In tale ottica penso sia utile ragionare intorno ad un tema: una comune politica energetica.

Se l’Unione Europea ha già una propria politica unitaria su determinate aree di interesse generale sicuramente la politica energetica si inquadra tra quelle che meritano, forse più di altri temi, un ragionamento comunitario.

Oggi esistono in Europa aree fortemente interessate dalla presenza di centrali Nucleari con una concentrazione particolare in determinate zone (Francia, Inghilterra, Germania, Belgio ect). Sappiamo bene che la loro esistenza presuppone una certa percentuale di rischio che non riguarda però solo la geografia ristretta ove sono state realizzate ma invece una superficie bel più ampia che non conosce confini territoriali. Allora sarebbe utile pensare alla gestione del territorio in una chiave meno racchiusa in umbito nazionalista ma legata semmai ad una visione più globale del territorio europeo.

Perché non pensare sul come poter utilizzare le diversità geo-morfologiche del territorio europeo per generare una politica comune di sfruttamento delle risorse naturali cosicché evitare di costruire altre centrali ma utilizzare quelle già esistenti ottimizzandone lo sfruttamento e costruire altre forme di centrali di generazioni di energia da fonti alternative quali per esempio quelle legate al fotovoltaico, alla geotermia, alla trasformazione delle alghe in combustibile ?

Certo è insito nella diversa predisposizione e vocazione del territorio europeo. Il sud potrebbe essere un area naturalmente predisposta per avere una diversa capacita di contribuzione al sistema energetico attraverso la fonte energetica legata alla propria naturale esposizione al sole.

La integrazione dei sistemi di produzione di energia sembra essere l’unica utile a dare risposte serie, concrete ed equilibrate.

Sul sito internet ufficiale dell’Europa “http://europa.eu/pol/env/index_it.htm” , nella sezione ambiente, testualmente si legge: “La tutela dell’ambiente è essenziale per la qualità di vita delle generazioni presenti e future. La sfida sta nel combinare tale tutela con le esigenze di un’economia in continua crescita – in modo sostenibile e nel lungo periodo. A fronte dei cambiamenti climatici, questa sfida si acuisce ancora di più. La politica ambientale dell’Unione europea si basa sulla convinzione che norme ambientali rigorose stimolino l’innovazione e le opportunità imprenditoriali, come anche che le politiche economiche, industriali, sociali e ambientali debbano essere strettamente integrate”.

L’integrazione sembra essere quindi essere l’incipit di fondo della Comunità Europea.

Allora ragioniamo su questo modo di fare Europa.

In Europa ci sono attualmente 197 centrali nucleari che producono circa il 35% dell'energia elettrica complessiva utilizzata, ovvero quasi 170 gigawatt. Altre 13 sono in costruzione con un apporto previsto di circa 12 gigawatt. In Francia quasi l'80% dell'energia elettrica è prodotta da centrali nucleari; segue la Lituania con il 70%, il Belgio e la Slovacchia con il 56%, la Svezia con il 46%.

La fonte energetica primaria utile al funzionamento delle centrali termo-elettronucleari è ricavata, all'attuale stato dell'arte, dall'uranio, più precisamente dall'isòtopo U-235.

L'uranio è l'elemento chimico di numero atomico 92. Il suo simbolo è U.

È un metallo bianco-argenteo, tossico e radioattivo; appartiene alla serie degli attinidi ed il suo isotopo 235U trova impiego come combustibile nei reattori nucleari e nella realizzazione di armi nucleari.

L'uranio si estrae da due minerali: la Uraninite (detta anche Pechblenda) e la Carnotite.[1]
Riserve globali di Uranio
Quasi il 90% dei minerali contenenti uranio utilizzabile è concentrato in soli 10 paesi :
1. Australia 1143000 Tonnellate
2. Kazakhstan 816099
3. Canada 443800
4. USA 342000
5. South Africa 340596
6. Namibia 282359
7. Brazil 278700
8. Niger 225459
9. Russia 172402
10. Uzbekistan 115526
L'italia ha giacimenti per 6.100 tonnellate, sufficienti ad alimentare per 30 anni una sola centrale EPR, quindi il nucleare è inadatto a sviluppare indipendenza energetica in Italia e nella maggior parte degli altri paesi.
Densità energetica
La fissione di un grammo U-235 produce 68 GJ di energia termica, questo dato spesso lascia ad intendere che i sistemi ad energia nucleare siano ad altissima densità energetica, ma U-235 non si trova libero in natura, un grammo di U-235 si ricava, mediamente, da 7 tonnellate di minerale lavorato in miniera.
Di conseguenza il potere calorifico del minerale contenente U-235 è, mediamente, di 10 MJ/kg
Il potere calorifico del petrolio è di 42 MJ/kg, quello del carbone di 30 MJ/kg e per la legna 17 MJ/kg, quindi dire che il nucleare implica una fonte energetica ad altissima densità è per lo meno opinabile, nel migliore dei casi è comunque sullo stesso ordine di grandezza degli altri combustibili.

Verifichiamo meglio la convenienza della prospettiva di costruire nuove centrali nucleari. Diamo uno sguardo agli altri Paesi.

L'ultimo reattore americano è stato costruito nel 1979, trent'anni fa. Negli Stati uniti, il paese in cui è nato il nucleare, conta appena il 20% nella produzione energetica. In Francia sì è al 78% ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico.

Con il ricorso al nucleare in Italia si prevede che i relativi costi aumenteranno. Il nucleare in Germania, per esempio, costa due volte e mezzo quello che costa in Francia, dove i costi sono attutiti dal contribuente. Secondo un recente studio svizzero citato dal prof. Carlo Rubbia oggi il nucleare non conviene dal punto di vista economico-energetico.

Anche nella remota ipotesi in cui riuscissimo a costruire una centrale per regione attutiremmo il costo in 50 anni e forniremmo non più del 10% dell'energia che ci servirà. Anche dal punto di vista dei problemi legati alla sicurezza e alla gestione delle scorie il nucleare pone seri problemi.

In tutto il mondo il problema dei residui nucleari è grave e attualmente con difficile risoluzione, anche negli stati più tecnologicamente avanzati. In Italia, dove abbiamo ancora delle scorie per i vecchi impianti chiusi che continuano a produrre residui, non abbiamo nemmeno un piano per gestire i pochi residui che abbiamo e dobbiamo spedire il tutto in Germania.

Non esiste un nucleare sicuro né tantomeno a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo.

Altra incontrovertibile criticità riguarda l’approvvigionamento della “materia prima”.

L'isotopo dell'uranio che può essere utilizzato nelle centrali nucleari, l'uranio 235, è solo lo 0.3% dell'uranio totale ed è in esaurimento.

L’attuale situazione logistica di distribuzione dell’energia vede circa il 75% disperdersi nelle centrali elettriche.

Inoltre i nostri elettrodomestici e le nostre case non sono a norma per il risparmio energico, anche lì oltre il 50% dell'energia viene sprecata per una mancata coibentazione, assenza di integrazione con sistemi alternativi e un piano energetico di consumo consapevole e responsabile come avviene in alcune comunità della Germania, dove il consumo avviene a secondo della produzione e non viceversa.
Esempio: esistono dei piccoli robot "maggiordomi" dell'energia che costano molto poco e organizzano lavatrice, lavastoviglie, etc. nelle case nel corso della giornata in base alle previsioni di produzione locale di energia tramite solare, geotermica, eolica etc...

Soluzioni alternative possono essere sicuramente considerate quelle relative al fotovoltaico.

Un esempio concreto: L'impianto per la produzione di energia solare costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo è costato 140 milioni di euro, produce 64 megawatt e per realizzarlo sono occorsi solo 18 mesi.

Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Il nucleare costa almeno 5 miliardi di euro a centrale, si realizza in dieci anni, ha molti rischi incerti e il problema delle scorie certo. Per concludere non è difficile desumere da questo ragionamento che l'attuale tecnologia del nucleare non conviene da nessun punto di vista, almeno per quanto riguarda l'Italia, non risolve alcun problema, costa moltissimo, ha il problema delle scorie tossiche e l'uranio va in esaurimento.

La soluzione alla quale si potrebbe utilmente pensare è quella della creazione di un incentivo all'ottimizzazione del consumo energetico, micro e macroproduzione tramite fonti rinnovabili come il solare e il geotermico, aumentando i fondi per la ricerca, anche nucleare se necessario.

In attesa di una tecnologia migliore iniziamo a fare quello che possiamo fare meglio, ovvero il solare, sfruttando le centrali già esistenti in Europa al servizio dell’Europa contemplando un piano coerente di integrazione e di sussidiarietà di cooperazione tra gli stati che dicono essere pro Europa.
Dott. Victor Di Maria

martedì 27 maggio 2008

La realtà capovolta

Riporto di seguito la trascrizione della diretta video di Marco Travaglio di oggi.

"Volete farvi quattro risate? Leggete Francesco Alberoni - sociologo del nulla, scalatore delle discese, esperto dell'ovvio - sul Corriere di oggi. Sulla prima pagina del Corriere, dove una volta scriveva Pasolini; oggi Alberoni. Dice Alberoni: "Sono convinto che l'Italia si riprenderà rapidamente. Prima di quanto tutti credano. E si riprenderà perché finalmente ha riacquistato il senso della realtà. Oggi tutti chiedono sicurezza, vogliono i termovalorizzatori, trovano giusto che il capo del Governo si incontri con il capo dell'opposizione, condannano i minorenni che stuprano o uccidono le adolescenti - (prima invece eravamo tutti solidali con gli stupratori) - e accettano che un ministro proponga che i funzionari che non lavorano possano venire licenziati. I giornali e la televisione cominciano a descrivere oggettivamente i fatti di cronaca nera, di corruzione e di povertà, senza ubriacarci con cento pareri politico-ideologici". - (È bastato che Berlusconi vincesse le elezioni, guardate quanti miracoli in due settimane) - "La gente può riflettere e giudicare con la sua testa, usare il suo buon senso. Naturalmente ci sono personaggi che non hanno ancora capito che la società è cambiata e si comportano come quei giapponesi che, a guerra finita, continuano a combattere. Ma spariranno." Parola di Francesco Alberoni. Insomma, il titolo è "Il Paese sta riconquistando il senso della realtà".
E vediamo subito qualche esempio di questo riconquistato senso della realtà. Per esempio l'abolizione dell'ICI. Che peraltro, per le case più modeste, era stata già abolita prima. Ma quelli che l'avevano abolita non ce lo avevano nemmeno raccontato, perché non sapevano comunicare. Bene, adesso l'hanno abolita anche per i ricchi e dicono di voler fare il federalismo fiscale. In realtà non c'è tassa più federale di una tassa comunale come l'ICI, che essendo basata sul patrimonio e non sul reddito, costringeva a pagare un po' di tasse anche quelli che sul reddito evadono completamente o parzialmente. E soprattutto era il polmone che finanziava i comuni. Cioè era la tassa più federale che si potesse immaginare. I federalisti l'hanno cancellata e adesso ci diranno che vivremo tutti in un mondo migliore perché risparmieremo tutti un sacco di soldi. In realtà non è vero niente, perché se sparisce l'ICI si aprono voragini nei bilanci dei comuni. Il governo ha già detto che rimborserà i comuni dei mancati introiti dell'ICI e che cosa farà? Aumenterà altre tasse per ripianare. Cioè, non pagheremo più una tassa che si chiama ICI, ma ne pagheremo un'altra che si chiamerà "rimborso dell'ICI". Al comune di Palermo, in questi giorni, hanno circa raddoppiato l'IRPEF e il comune di Palermo è una delle avanguardie di questo nuovo modo di fare il federalismo fiscale fregando la gente. Detassazione degli straordinari. Altra grandissima conquista. E tutti ci credono. E tutti ne discutono. In realtà, come spiegava ieri Scalfari su Repubblica, ci sarà semplicemente uno spostamento nei salari dalla parte fissa alla parte variabile in modo da poter pagare e incassare, diciamo, nella quota che sarà detassata, e questo aumenterà l'elusione e l'evasione fiscale. In ogni caso la detassazione degli straordinari non riguarda gli statali, cioè per esempio le forze dell'ordine, che sono pagate pochissimo e che fanno un lavoro molto spesso difficile non avranno alcun beneficio. Inoltre non saranno coinvolte praticamente le donne, perché le donne di rado fanno straordinari. Non emergerà il nero, perché le aziende in nero continueranno a pagare in nero senza i contributi e senza pagare le tasse. Ci sarà un effetto che bloccherà ancora di più le assunzioni e farà ancora di più ricorso al precariato e agli straordinari di quelli che sono già assunti...

Altro annuncio che non ha nessuna attinenza con i fatti. Il grande risparmio che avremo con la rinegoziazione dei mutui. In realtà, come le associazioni dei consumatori hanno già dimostrato, tornare al tasso fisso del 2006 e rinegoziare i mutui non significherà che risparmieremo, significherà che pagheremo rate per più tempo e quindi alla fine il nostro mutuo ci costerà molto di più di quello che ci costa adesso. Le banche non fanno niente in perdita, quindi ci guadagneranno. Solo che pagheremo a lunga scadenza e non ce ne renderemo conto.
Forse qualcuno si farà anche l'idea di avere risparmiato mentre gli viene prelevato qualche centinaio, migliaio di euro di più dalle tasche.
L'annuncio del nucleare: "Avremo quattro nuove centrali nucleari". Nessuno fa caso al fatto che le avremo forse fra quindici anni, che quando nasceranno saranno già vecchie o morte perché useranno tecnologie di terza generazione mentre in tutto il mondo si sta già parlando della quarta generazione. Non si sa dove mettere le scorie. Perché noi le riforme le facciamo a costo zero, senza prevedere le conseguenze di quello che facciamo.
Tutto ciò ammesso e non concesso che poi queste centrali nascano perché pare che costino circa 30 miliardi, che ci daranno un'energia costosissima e assolutamente fuori mercato e alla fine, se anche nascessero, coprirebbero il 7% del nostro fabbisogno energetico.
Insomma, un altro annuncio buttato all'aria che tutti prendono sul serio, ma che probabilmente non si realizzerà. È tutto finto. Tutto finto, come il ponte. Il Ponte sullo Stretto, che ancora una volta viene rilanciato per buttare un po' di soldi in progettazione e in opere preparatorie e che poi non si sa nemmeno se starà in piedi, ma possiamo tranquillamente dirci - così inter nos - che il ponte non ci sarà mai. Servirà semplicemente a buttare dell'altro denaro pubblico. Del resto, a vincere l'appalto è stata l'Impregilo, quella che si è comportata così bene nel non smaltimento dei rifiuti a Napoli. Infine, apoteosi della ricomparsa dei fatti, come ci racconta il professor Alberoni: il reato di clandestinità per gli immigrati, che dovrà garantire grande sicurezza ai cittadini italiani, perché finalmente adotterà la linea dura nei confronti di chi circola per l'Italia senza i documenti e il permesso di soggiorno. Non lo dico io, perché io sono un noto mascalzone, uno di quei giapponesi che sono destinati a sparire, secondo il prof. Alberoni.
Ma lo dicono il professor Valerio Onida, che è l'ex presidente della Corte Costituzionale e, il giudice, procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, in un articolo che abbiamo pubblicato nel blog www.voglioscendere.it e in un altro articolo che oggi sta su La Stampa di Torino. Bene, che cosa dicono? Che il reato di clandestinità di cui tutti parlano, discutono, si accapigliano, si dividono, pro/contro, ecc. in realtà non esiste. È stato annunciato, ma nell’articolato di legge che è stato presentato da Maroni e dal governo Berlusconi non c'è il reato di clandestinità, cioè di permanenza clandestina in Italia. Ce n'è un altro che sembra la stessa la cosa ma è completamente diverso. Dice l'articolo incriminato: "Ingresso illegale nel territorio dello Stato. Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni della legge Bossi-Fini è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e deve essere obbligatoriamente arrestato e processato per direttissima." Intanto non sarà mai processato per direttissima perché per le direttissime nei tribunali sono intasate per reati ben più gravi, tipo spaccio di droga, tipo omicidi ecc. e poi soprattutto non prevede la presenza sul territorio.
Prevede l'ingresso da uno Stato straniero all'Italia. Che cosa vuol dire l'ingresso? Che, o lo prendi mentre entra, l'immigrato, e allora non si vede per quale motivi lo devi arrestare e processare andando a intasare la macchina della giustizia: lo respingi direttamente alla frontiera. Basta la polizia. Basta la guardia di frontiera. Non c'è bisogno che intervengano la magistratura, gli avvocati, gli interpreti, i cancellieri, ecc. Se lo prendi mentre entra, lo rimandi indietro. Viceversa, se lo trovi già mezz'ora dopo che è entrato, come fai a sapere che è entrato dopo l'entrata in vigore di questa legge, e che quindi ha commesso il reato? Perché naturalmente il reato è nuovo e si applica solo da oggi in poi, non può essere applicato retroattivamente. Lui naturalmente non avendo un bollino di ingresso sulla pelle, per fortuna, potrà raccontare di essere entrato in Italia, un mese fa, 6 mesi fa, 2 anni fa, quando non era ancora reato entrare clandestinamente in Italia. E quindi che cosa succederà? Che non sarà né processato, né arrestato, né condannato. Semplicemente gli verrà detto di andarsene. Lui non se ne andrà perché o il Paese d’origine non lo vuole, visto che non si riesce a dimostrare che lui arrivi proprio da lì, oppure non se ne andrà perché gli dicono di andarsene e lui non ha i mezzi per pagarsi il biglietto aereo per tornarsene al suo Paese, dovrebbe pagarglielo una questura, o una prefettura ma come è noto non hanno i mezzo per finanziare tutti quelli che se ne devono andare. E quindi resterà qua a ingrossare le schiere dei clandestini che molto spesso sono semplici irregolari perché poi lavorano cono l'unica differenza che appunto sono al nero.
Ecco questo è un esempio tipico di come si fa a prendere in giro la gente raccontandole una cosa che non esiste ma dando degli annunci altisonanti usando delle parole molto feroci in modo che la gente si senta rassicurata. "Tolleranza zero", "Reato di clandestinità". Il reato di clandestinità non esiste. Esiste un reato impossibile da provare perché è difficilissimo prendere l'immigrato nel momento stesso in cui immigra nel nostro Paese. È l'effetto placebo per i gonzi, per coloro che non leggono le leggi ma ne parlano. E questo riguarda molti politici di destra e di sinistra che hanno esultato o che hanno maledetto questa legge senza mai andare a vedere che cosa succede. Lo hanno fatto l'ex presidente della Corte Costituzionale e il giudice Tinti e ne hanno ricavato l'impressione che non cambierà nulla se non aggravare un po’ la macchina della giustizia che è già al collasso. Berlusconi da questo punto di vista è un maestro. Lui ogni giorno prende un lepre e la lancia essendo sicuro che tutti andranno all’inseguimento della lepre senza rendersi conto che è un'ombra, che la lepre è un miraggio. È un incantesimo. E intanto lui ci guadagna anche se non risolve nessuno dei problemi. Ma continua a fare spot, continua a fare annunci e la gente, compreso il povero Alberoni, scambia lo spot per la realtà.Ecco, se molti mi chiedono che cosa dobbiamo fare, che cosa possiamo fare: informarci. Quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo." Direttamente tratto dal sito di Beppe Grillo

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